IL SOFTWARE GESTIONALE, STRUMENTO FONDAMENTALE PER L'AZIENDA

Ogni attività aziendale, sia artigianale che industriale, grande o piccola, comporta una gestione di informazioni con dati di varie tipologie che vengono inseriti su documenti, assumendo diverse forme e presentazioni in funzione alle finalità. La produzione di documenti è indotta da esigenze commerciali e amministrative rappresentando il supporto classico per l’attività gestionale. La scrittura su supporto cartaceo esprime da millenni un meccanismo di trasferimento della memoria e del sapere.

 L’epoca attuale rappresenta un periodo rivoluzionario, assistiamo all’abbattimento dei confini geografici, delle barriere linguistico-culturali, di una drastica riduzione dei tempi nella comunicazione, della produzione e delle spedizioni con servizi rapidi in tempi certi. Assistiamo ad un aggiornamento continuo dello sviluppo tecnologico; uno degli strumenti che lo ha reso possibile è la produzione di software sempre più sofisticati. La digitalizzazione indica un processo per il quale si cerca di trasformare le attività, le comunicazioni, le funzioni aziendali quotidiane in un mix di digitale, elettronico e fisico riducendo le operazioni manuali utilizzando strumenti informatici. Percorrere questa strada non è sempre facile ed è necessario un salto importante, sicuramente non immediato che introduce un cambiamento operativo, di abitudini, di stile e strategie. La trasformazione digitale non è semplicemente introdurre nuove tecnologie, ma ciò che aiuta ogni impresa a “ridisegnarsi” per essere moderna ed efficiente; spesso è necessaria per migliorare la competitività. Si tratta di organizzare l’evoluzione innovativa che include una serie di cambiamenti tecnologici, logistici, sociali, culturali, creativi e manageriali. Mutamenti che impattano sull’intera filiera aziendale e possono essere affrontati solo attraverso un metodo scientifico, una pianificazione e una serie di strumenti applicativi adeguati; meglio se seguiti da consulenti professionisti. Ben si comprende che tutto lo staff e l’organico dell’impresa deve essere coinvolto e logicamente formato. Ecco che il concetto di digitalizzazione è piuttosto ampio, e include pratiche di vario tipo e diversa invasività.

L’idea di base, comunque, è quella di gestire informazioni e processi in maniera integrata sfruttando le opportunità offerte dalle tecnologie digitali hardware e soprattutto software. Il software gestionale come strumento fondamentale per l’azienda; un investimento da fare. La sfida più grande consiste nel non demordere durante l’intero periodo di implementazione, specialmente quando si affrontano i temi più difficili nel progetto. Applicare un approccio proattivo, pensato e studiato, atto a prevenire situazioni, tendenze o problemi futuri in modo da pianificare anticipatamente le azioni opportune si è dimostrato di grande efficacia, perché consente di tenere conto delle sfide del mondo moderno.

IL CORONAVIRUS CI HA FATTO PERDERE GLI SCHEMI E ACQUISIRE NUOVE PROSPETTIVE.

Abbiamo perso gli schemi e quella ripetitività che ci dava il ritmo della vita. La scuola, il lavoro, il fine settimana, le vacanze estive, il Natale, il campionato, e tutto ciò che ci riempiva la giornata. Abbiamo perso il tempo, dalle alle, il sabato sera, gli incontri, la discoteca, la pizza, lo shopping …

Tutto ridimensionato, tutto concentrato nella nostra casa, nella nostra cameretta, il mondo davanti ad uno schermo. Uno schermo piccolo, grande, grandissimo, piccolissimo, con immagini, filmati, interviste o semplicemente chat, messaggi, videochiamate. Tutto modernissimo; tutto velocissimo. La tecnologia in soccorso. Il cellulare, essere connesso per rimanere in contatto. Io resto a casa è la parola d’ordine è la cura più efficace. Chi ci governa ha stabilito nuove regole per contrastare l'emergenza coronavirus; si può uscire per andare al lavoro, per ragioni di salute o per andare a fare la spesa. Consentita l'attività sportiva all'aperto o la passeggiata purché da soli e sono previste sanzioni per chi trasgredisce. Chi l’avrebbe mai immaginato! Tutto in pochi giorni.

L'emergenza sanitaria sta cambiando le nostre abitudini, costringendoci a prestare sempre più attenzione all'igiene, ma anche il modo di relazionarci con gli altri. Abbiamo paura e prestiamo massima attenzione a chi ci avvicina e le occasioni di socialità sono diventate più rare, la comunicazione sui social, gli affetti, le amicizie, come anche le persone più o meno note offrono lo spunto per riflettere sulla nostra esistenza. A volte basta poco per cambiare il corso inarrestabile della storia. Mentre il coronavirus o covid-19 si diffonde, l’impatto nel mondo globalizzato produce contraccolpi mai visti.

Il nostro senso di potere è venuto meno, come anche si è modificato il senso di onnipotenza e di invulnerabilità ai quali la scienza e la tecnica ci avevano abituati. Così ci siamo scoperti fragili come mai avremmo pensato di poter essere. Gli infettati, i ricoverati, i morti ci stanno disorientando. Statistiche allarmanti. Sembrava tutto lontano, tutto non appartenente alla nostra quotidianità, ma lo scenario è cambiato così rapidamente che non ce ne rendiamo ancora conto, non tutti. Gli appelli dei politici, degli scienziati, esperti di ogni genere ci invitano a rispettare delle regole diverse da quelle che guidavano le nostre giornate.

Pur con tutte le difficoltà associate alla rinuncia di un’ampia parte della libertà individuale, il cambiamento del nostro stile di vita è stato radicale, con le conseguenti ripercussioni negative su un sistema economico già in difficoltà. Un nuovo stile di vita che mette in risalto il fatto che le problematiche non hanno confini e che il male colpisce tutti. Con la pandemia è arrivata la paura e la paura si è trasformata in solidarietà e spirito di sopravvivenza.

Quella che stiamo vivendo è una sfida dai lineamenti del tutto nuovi. Dalle piccole comunità alle grandi città che costituiscono il sistema Paese, basate sul lavoro, sulle attività delle imprese e degli individui che affrontano senza mascherina l’incertezza del domani. Finirà. Sicuramente passerà anche questo momento nero, ed è proprio la forza che esiste dentro di noi, vissuta nella giusta prospettiva, che potrà generare nuove opportunità, un nuovo modo di vivere.

Andrà tutto bene … Lo racconteremo ai nipotini …

Maurizio Foffano

SMART WORKING. UN’OPPORTUNITA’ NON SOLO PER LE AZIENDE

Nell’ultimo periodo si è sentito sempre più parlare di Smart Working, ma forse pochi sanno di cosa si tratta e come funziona.

Il significato dello “Smart Working” non è immediato e nemmeno così intuitivo. In italiano questo termine viene tradotto con “lavoro agile”, questo perché viene inteso come una nuova strategia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi , degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione dei risultati.Quindi lo Smart Working è un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda proponendo una maggior autonomia nelle modalità di lavoro, a fronte del raggiungimento dei risultati. Non si lavora più su base oraria ma per obiettivi.

La rivoluzione digitale ha cambiato la filosofia di approccio al lavoro, consentendo una maggiore flessibilità, e nello Smart Working la tecnologia gioca un ruolo chiave. Grazie all’applicazione delle tecnologie avanzate si riesce a connettere persone, spazi e oggetti ai processi di business con l’obiettivo di aumentare la produttività, innovare e coinvolgere persone e gruppi di lavoro.

Bisogna comunque sempre tener presente che adottare lo Smart Working non vuol dire soltanto lavorare da casa e utilizzare le nuove tecnologie ma in questo nuovo modello organizzativo il concetto di ufficio diventa “aperto” e il vero spazio lavorativo è quello che favorisce la creatività delle persone, genera relazioni che oltrepassano i confini aziendali, stimola nuove idee e quindi nuovo business.

Anche le istituzioni sono ormai consapevoli dell’importanza che ha oggi dare la possibilità ai dipendenti di lavorare in modo flessibile rispetto al luogo e all’orario attraverso l’uso delle tecnologie digitali, proprio in virtù degli effetti positivi riscontrati in termine di qualità di lavoro. A questo proposito nel giugno 2017, con il Job Act, è entrata in vigore la legge che disciplina il lavoro agile in Italia, la quale è stata uno stimolo ad adottare questo nuovo metodo di lavoro nelle imprese che ancora non lo conoscevano.

Una delle principali caratteristiche dello Smart Working è il forte cambiamento culturale. Al giorno d’oggi le persone sono pronte a questo cambiamento grazie alla diffusione sempre maggiore degli smartphone, i quali consentono di comunicare, lavorare e rimanere connessi in mobilità.

Oggi gli italiani comunicano attraverso una pluralità di dispositivi, sia di proprietà che aziendali. Dall’avvento dell’Home Banking e successivamente servizi a mezzo di portali internet e naturalmente la vendita online con l’e-commerce, l’intento è quello di far spostare sempre meno le persone. Di conseguenza, cresce l’esigenza di definire le politiche di gestione rispetto alla pluralità di dispositivi fissi e mobili utilizzati dalle risorse che lavorano o collaborano con le organizzazioni. In termini di dotazione tecnologica, quella standard per consentire il lavorare da remoto, e applicare così lo Smart Working, generalmente si compone di PC portatile, VPN e servizi di social collaboration e solo quando necessari vengono introdotti device mobili come smartphone e tablet.

Lo Smart Working, in estrema sintesi, è una nuova dimensione del lavoro che da un lato favorisce la produttività individuale e la continuità operativa dell’utente e, dall’altro, permette una significativa flessibilità rispetto al posto di lavoro, aumentando così la produttività.

Maurizio Foffano

L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE DEL PERSONALE: UN INVESTIMENTO PER LE AZIENDE.

Il principio che il miglior investimento per le aziende sia investire sul proprio personale è sempre valido. Possiamo paragonare l’azienda a una vera e propria catena di produzione: per ottenere il prodotto finale è fondamentale che tutti gli elementi siano pronti, efficienti e al posto giusto al momento giusto, che ogni ingranaggio sia funzionale al meccanismo nel suo complesso e che tutti siano coscienziosamente responsabili del proprio ruolo e della propria importanza

La formazione del personale deve rientrare in un contesto d’investimento. Se fatta in modo preciso e puntuale, consente all’azienda di rimanere sul mercato, e competitiva dato che l’evoluzione dei modelli produttivi, organizzativi e normativi è decisamente rapida. E’ innegabile che oggi serva una maggiore consapevolezza anche da parte dei dipendenti, volta ad una maggiore flessibilità professionale e l’attitudine ad adeguarsi a cambiamenti tecnologici, culturali e sociali.

I dipendenti sono elementi imprescindibili per il corretto funzionamento di questo delicato “ecosistema”, perciò è importante che si sentano partecipi nella realtà dove operano. Per questo motivo, oggi si richiede a ogni azienda un approccio alla formazione e allo sviluppo delle risorse umane sensibile e aperto, che sia in grado di fare fronte sia alle esigenze di sviluppo aziendali, sia alle necessità di crescita personale che di conoscenza delle normative vigenti.

Se sommiamo che negli ultimi anni sono state emanate specifiche norme europee e nazionali che mirano a migliorare e tutelare la qualità di vita delle persone attraverso percorsi di formazione, campagne promozionali e d’informazione legati alla sicurezza sui luoghi di lavoro, alla sicurezza sugli alimenti, alla sicurezza sull’ambiente e, come di recente, alla sicurezza del trattamento dei dati (GDPR), il quadro si completa.

In Italia, esistono norme che regolano le attività dei lavoratori e comprendono una formazione obbligatoria per i dipendenti, titolari e figure responsabili preposte. Diventa quindi, inevitabile, dopo le premesse iniziali, dar luogo e attivare questo un processo; tra l’altro, la formazione indirizzata a far acquisire al personale le conoscenze normative, organizzative, informatiche e procedurali, rendere la macchina “azienda” più efficiente, efficace e sicura nell’ambito della responsabilizzazione.

Affermiamo, come anche sostenuto dalla moderna giurisprudenza, che “l'applicazione delle misure di prevenzione hanno lo scopo di evitare che l'errore umano si manifesti…”, pertanto, “vista la possibilità di verificarsi nel contesto lavorativo, una delle attività rese obbligatorie è la formazione permanente… se tutti i dipendenti fossero sempre diligenti ed esperti non sarebbe necessario dotare i luoghi di lavoro e le macchine di sistemi di protezione…”; e “se tutti fossero sempre diligenti ed esperti non sarebbe neanche necessario informare, formare, addestrare, con aggiornamenti periodici, i lavoratori, come anche i responsabili preposti e i dirigenti...”

Così non è: non tutti sono diligenti ed esperti e anche chi lo è, ha la tendenza a sottovalutarne l'importanza e diventa dunque fondamentale la conoscenza della normativa e formazione specialistica, adeguata e idonea a propria tutela e a tutela dell’azienda.

Ma se ogni percorso di formazione e aggiornamento consente da un lato al datore di lavoro di pretendere che la prestazione sia fornita con la massima diligenza, esso è di sicura importanza anche per il lavoratore dipendente, che ha il diritto di essere formato dal proprio datore di lavoro, al fine di svolgere al meglio le mansioni affidate, e ad avverare ogni previsione finalizzata a conservare l’occupazione, ad acquisire una diversa professionalità e tendere al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita.

 

I corsi di formazione, in definitiva, sono un’ottima opportunità per dipendenti e aziende: permettono di approfondire alcuni aspetti pratici e teorici del proprio lavoro, essere consapevoli dei diritti e doveri in ambito professionale e naturalmente sono un’occasione per apprendere le norme, un insieme di tasselli insostituibile per la crescita personale e professionale visto che per le motivazioni descritte sono stati resi obbligatori.

L’importanza della formazione del personale, oltre ad essere un obbligo per il datore di lavoro e un diritto per il lavoratore dipendente, è da ritenersi un investimento per tutte le aziende.

Giuseppe Favaron

Studio Legale Avvocato Favaron                                                                                             

www.avvocatofavaron.it

Maurizio Foffano

Tecnosoft

Servizi e Soluzioni Informatiche

www.tecnosoft.it

LA PRIVACY NEL MONDO DIGITALE, IL GDPR E IL TRATTAMENTO DEI NOSTRI DATI PERSONALI

La Privacy nel mondo digitale, il nuovo Regolamento Europeo e il trattamento dei nostri dati personali.

Con l'entrata in vigore del nuovo regolamento dell'Unione europea sul trattamento dei dati personali, noto come GDPR dall'acronimo General Data Protection Regulation, è iniziata una nuova era su quanto è definito il nuovo petrolio. Le nuove ricchezze si basano sul possesso di dati e informazioni in grande qantità (big data) soprattutto se queste possono influenzare l’ultimo elemento della catena ossia la persona e pertanto ci siamo dentro anche noi. Per “influenzare” s’intende che direttamente o indirettamente siamo condizionati nel comportamento o nell'atteggiamento sia commerciale sia sociale o politico. Non possiamo essere in contrasto con le nuove tecnologie; dobbiamo conviverci e adeguare costantemente il nostro modo di utilizzarle. Ecco perché l’Europa si è sentita in dovere di dare delle regole di sicurezza e riservatezza sui dati delle persone fisiche riconoscendo a chiunque il “diritto alla protezione dei dati personali” mettendoli allo stesso livello del “diritto alla vita e alla salute”.

Per garantire tale diritto sono previsti una serie di strumenti che principalmente riguardano la correttezza del trattamento e la possibilità d’intervento dell'interessato sui propri dati. Tutte le aziende dovranno mettersi in regola in tutti i Paesi europei sulla correttezza, trasparenza e liceità del loro trattamento vietando di “trattare dati personali che rivelino l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l'appartenenza sindacale, e trattare dati genetici, biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della persona”.

Una vera rivoluzione se pensiamo che le pubblicità che vediamo su web e sul social si basa sulle tracce digitali che lasciamo navigando, usando app, postando delle foto o semplicemente visitando i social. Sono loro a svelare i nostri “gusti” e i nostri “orientamenti”; un’ennesima conferma che il mondo digitale ci scheda diventando noi il vero obiettivo. Siamo merce preziosa “spiata” non solo sfruttando il mezzo più utilizzato, lo smart-phone o il personal computer, ma per ogni nostra attività tracciabile come una carta di credito o la tessera fedeltà dei negozi, un'app o la nostra semplice navigazione su web e social facendoci lasciare ogni giorno centinaia di tracce personali. Per non parlare delle comunissime telecamere che troviamo ovunque, dei telepass o dei programmi o sistemi di geo-localizzazione dei nostri telefonini o automezzi.

Da quanto si sente, emerge che queste tracce dovrebbero servire a migliorarci la vita, a non disturbarci su “cose” che non ci interessano, per darci un servizio migliore e in parte è sicuramente vero. In realtà questi dati vengono sempre più spesso elaborati e usati per orientarci a comprare un certo prodotto a visitare un certo posto, a cliccare su una notizia invece di un'altra, a frequentare un certo gruppo di opinione raccogliendo altre informazioni e fare business.

Il GDPR sta mettendo dei paletti che vietano l'uso dei nostri dati cosiddetti “sensibili” soprattutto per manipolarci. Dobbiamo tener presente che il valore dei dati e della pubblicità digitale è ormai talmente grande che, anche se i giganti del web e dei social sono costretti al rispetto del Regolamento Europeo, queste aziende potranno trattare i dati sensibili esclusivamente “se l'interessato ha prestato il proprio consenso”. Una riflessione importante che dovremmo fare tutti è di non regalare i nostri dati, pertanto dovremmo pensarci due volte prima di accettare o prestare il consenso a tutti. Nella stragrande maggioranza l'utente medio pur di accedere ad un servizio, un'app, un sito o un social già oggi fornisce i propri dati personale e dà il proprio consenso al trattamento senza avere letto attentamente a ciò che gli è chiesto. Sostanzialmente, perché siamo pigri o distratti e in certi casi un pochino irresponsabili. Se ci teniamo veramente alla nostra e all’altrui privacy dovremmo prestare molta più attenzione a ciò che facciamo nel mondo digitale soprattutto per la pubblicazione (divulgazione) d’informazioni, commenti, foto che riguardano anche altre persone.

Persone e aziende più attente e coscienziose ci rendono sicuramente più sicuri e più liberi.

Maurizio Foffano

IT Manager - www.tecnosoft.it

L'IMPRESA NELLA FASE 2 DOPO IL COVID-19 E LA RESPONSABILITÀ DI PRENDERE DECISIONI

Il mondo dell’impresa vivrà la più grave crisi economica dal Dopoguerra. Cosa fare, come fare e quando sono gli argomenti da prendere già oggi come punti primari di analisi. La domanda che si stanno facendo i quadri dirigenti è: “cosa sarà del nostro Business dopo il Coronavirus?”

Manager, imprenditori e leader aziendali sono chiamati a scelte strategiche importanti. In una fase così delicata dove non si vede un chiaro futuro, occorre essere razionali ed assumere un approccio realistico, deciso, ottimizzare i costi e riorganizzare le risorse tecniche e umane. Non perdiamo mai di vista i nostri valori, la nostra professionalità e la qualità delle nostre relazioni con i vari partner.

Siamo chiamati a reinterpretare il presente e affrontare scelte cruciali che guardano al futuro prossimo. Analizzare la relazione con i clienti ed estendere il nostro business nelle nuove opportunità che si presenteranno. Ridefinire i modelli di business e finanza attraverso un uso ancora più esteso del digitale valorizzando il proprio know how e il patrimonio di informazioni che abbiamo in azienda.

Ci sarà molto da fare per il controllo di gestione che sarà un elemento decisionale prezioso ed efficiente per emergere, perché non basteranno le buone idee, ma servirà un piano preciso.

Alessandro Bobbo

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